Pezzalonga di Belmonte Calabro, per noi la Pezza, è stata e sarà sempre un seconda casa. Un luogo dove abbiamo trascorso la nostra infanzia, dove abbiamo vissuto momenti di assoluta serenità, gioia e felicità, dove abbiamo trascorso le nostre lunghe estati tra un bagno e una partita di pallone. Sono tanti i ricordi legati a questo breve pezzo di terra, da cui deriva appunto il nome “pezza lunga”. I ricordi e gli episodi da raccontare sono così vivi da essere talmente reali che sembra quasi che li stiamo, in questo preciso istante, vivendo.
Si arrivava alla Pezza i primi di Luglio e si ripartiva i primi di Settembre. Erano due mesi di mare, tempo così lungo da vivere ogni singolo giorno, ogni singolo momento, come se fosse interminabile, indaffarati tra tante attività.
Abbiamo visto arrivare la luce, sì l’illuminazione del lungomare che non aveva i lampioni. Abbiamo visto atterrare un elicottero dei Marines che in avaria è atterrato sulla spiaggia. Abbiamo visto passare i vigili del fuoco con le sirene spiegate che andavano a spegnere i piccoli, ma poi diventati grandi, fuochi che accendevamo per bruciare l’erba che nasceva sul nostro spiazzale di terra e sassi, dove giocavamo a calcio. Abbiamo visto arrivare l’asfalto a coprire la sabbia e la terra riportata per delimitare la spiaggia dalle case. Abbiamo visto pescare i pesci più strani, pesci che prima di allora non conoscevamo neanche l’esistenza. Abbiamo visto nascere amori estivi, che poi sono diventati amori di sempre e che tuttora vivono ancora la Pezza. Abbiamo visto, anzi abbiamo vissuto, così tante belle esperienze che il sorriso ci accompagna quando li raccontiamo, di estate in estate con nostalgia, al nostro incontro alla Pezza.
Ma c’era un evento fra i tanti che allietava e impegnava le nostre giornate, il falò di Ferragosto. Per il falò sulla spiaggia, si partiva a raccogliere la legna già dalla fine di Luglio. Si facevano le spedizioni intorno al villaggio, cercando di trovare pezzi di legno, tronchi, insomma tutto ciò che serviva, di anno in anno, a creare il falò più alto di sempre. La legna venivano tutta accatastata ai bordi del muretto. Il muretto, era il limite tra la case e la spiaggia, e quel pezzo di cemento dove le mamme si sedevano per chiacchierare, dove i padri sbattevano le carte napoletane, dove la notte i giovani dal ritorno delle discoteche mangiavano i cornetti caldi, era il legame tra le persone, era il filo che univa tutti insieme a creare un’unica famiglia, dove ancora oggi si raccontato le storie di ieri e si racconteranno le storie di domani.
Li in quel pezzo di terra, siamo tutti figli e figlie della Pezza. Quasi come se fosse la madre della nostra infanzia, delle nostre prime esperienze. Li siamo diventati grandi, maturi, responsabili. Ma con l’arrivo di ogni estate, la Pezza ci fa ritornare bambini, ci fa ritornare ad essere spensierati. Continueremo a passeggiare scalzi, continueremo a raccogliere legna, continueremo a correre sulla spiaggia, continueremo a vivere la Pezza come l’abbiamo sempre vissuta, come lei vuole che sia vissuta. Alla prossima estate Pezzalonga.
P.s. Ho scoperto questa pagina su Facebook, lasciamo che lei descriva il luogo con le sue bellissime immagini https://www.facebook.com/pezzalonga
Testo e foto: Arturo Salerno















