Belmonte Calabro

Belmonte Centro Storico
Belmonte ha origini basso medievali e ha un interessante centro storico e varie storiche chiese. Ha una forte economia agricola e molte frazioni collinari, ognuna conosciuta per qualche specialità: per esempio i formaggi, i pomodori, i crivi (cestelli fatti a mano), il salame, il vino, il miele e i fichi secchi. Da qualche anno vi si svolgono interessanti attività culturali e di intrattenimento, in particolar modo alla marina, dove c’è un teatro all’aperto molto suggestivo.

Noto nell’antichità per la bellezza delle sue piante tanto da essere chiamato “il giardino della Calabria”, il paese deve il suo nome al luogo, ovvero al bel monte, dove sorge nel 1270 per volontà di Carlo I d’Angiò, oppure, come alcuni storici sostengono, al nome del maresciallo angioino Dragone di Beaumont che fece erigere il Castello con il preciso scopo di tenere a bada la vicina Amantea, che aveva parteggiato per Corradino di Svevia. Fra i feudatari che governarono il paese meritano un posto d’onore il poeta petrarchista Galeazzo di Tarsia, che scrisse il suo canzoniere nel castello di Belmonte ed il principe Antonio Pignatelli che fece coniare il famoso “zecchino di Belmonte”, moneta aurea di ostentazione con la sua effige e il suo stemma , vera rarità numismatica. Belmonte assunse l’attributo di Calabro con la proclamazione del Regno d’Italia, per distinguerlo dagli altri comuni italiani omonimi. Lo stemma di Belmonte rappresenta una palma in mezzo a due torri ed è sormontato da una corona principesca. Le due torri sono quelle di Verri e di Barbarise, che contornano la palma, simboleggiante il paese.

Il centro storico di Belmonte Calabro, con i suoi suggestivi vicoli ed i suoi palazzi gentilizi, conserva le peculiarità e le atmosfere del passato tanto da aver ricevuto un premio dal CERERE (Centro Regionale per il recupero dei centri storici calabresi) quale centro storico meglio conservato. In Piazza Galeazzo di Tarsia, oltre ai ruderi del Castello angioino, meritano una visita il Museo della civiltà contadina che conserva preziose testimonianze del mondo agricolo ed artigianale del paese e la ricca Biblioteca comunale. Di particolare interesse la Chiesa di S. Maria Assunta, edificio sacro del 1500, al cui interno custodisce due dipinti olio su tela, uno di Nicola Menzele datata 1777 e l’altro di Francesco Basile del 1795. Sulla volta della navata centrale tre dipinti su tela, di cui uno raffigurante S. Francesco di Paola che guarisce miracolosamente Giacomo di Tarsia, feudatario di Belmonte.

Rinomata è la gastronomia del luogo: vera prelibatezza è il “pomodoro di Belmonte” a forma di cuore di bue, famoso oltre che per la sua bontà anche per le proporzioni, può infatti raggiungere i 2 Kg, viene definito “la carne dei poveri”. Altra prelibatezza sono le “crocette” con i fichi secchi del cosentino. La lavorazione dei fichi rappresenta ormai da molti anni un fiore all’occhiello nell’economia del paese.

 

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